Attività di psicologia e neuropsicologia con persone colpite da ictus

Pubblicato da A.L.I.Ce. Mantova il

Il percorso di una persona colpita da ictus cerebrale attraversa differenti fasi:

una fase pre-ospedaliera, nella quale è prioritario riconoscere i segni dell’ictus, attivare tempestivamente i soccorsi e giungere in ospedale nel minor tempo possibile;

una fase ospedaliera acuta, nel corso della quale è prioritario effettuare la diagnosi, favorire la sopravvivenza, limitare gli effetti del danno al cervello, prevenire le complicanze;

una fase ospedaliera post-acuta o riabilitativa durante la quale obiettivi dell’équipe di cura sonofavorire il recupero delle funzioni motorie, cognitive e comportamentali, facilitare il recupero dell’autonomia in attività comuni della vita quotidiana, fornire informazioni e supporto al paziente e ai familiari per sostenerli nel percorso di comprensione e adattamento alle conseguenze dell’ictus, preparare e favorire il rientro del paziente nel proprio ambiente di vita;

una fase post-ospedaliera nel corso della quale è fondamentale mettere in atto misure diprevenzione secondaria e terziaria, mantenere l’autonomia raggiunta, favorire la massima partecipazione sociale possibile e sostenere il paziente e il nucleo familiare.

E’ soprattutto nella fase post-acuta e riabilitativa che il neuropsicologo – psicoterapeuta ospedaliero lavora con la persona colpita da ictus e con i suoi familiari,

garantendo un’indagine accurata del profilo cognitivo e delle manifestazioni di tipo psicologico (ansia, depressione)  che possono influire sulla prestazione e sulla condizione di benessere del paziente, attraverso la somministrazione di test e questionari tarati e standardizzati sulla popolazione normale;

mettendo a punto, in collaborazione con gli altri professionisti della riabilitazione (logopedisti, terapista occupazionale, fisioterapista, infermiere, medico fisiatra) dei programmi di riabilitazione cognitiva;

offrendo sostegno e counselling a pazienti e familiari, con l’obiettivo inizialmente di favorire processi di adattamento all’evento acuto (l’episodio cerebrovascolare) ed alle conseguenti limitazioni e, in seguito, di favorire l’avvio di una nuova costruzione di senso e di una progettualità, spesso traumaticamente interrotta dall’ictus.

Le conseguenze dell’ictus variano per fenomenologia e gravità in relazione a numerosi fattori, tutti rilevanti per la diagnosi e la prognosi:

  • Entità della lesione
  • Sede della lesione
  • Tipo di ictus (ischemico o emorragico)
  • Condizioni fisiche e cognitive precedenti l’ictus
  • Presenza di patologie associate
  • Abitudini di vita

In relazione ai fattori sopra citati la persona colpita da ictus può presentare in diversa misura alterazioni cognitivo-comportamentali:

  • Ridotta vigilanza;
  • difficoltà di orientamento (personale, temporale, spaziale);
  • difficoltà di attenzione selettiva e sostenuta;
  • difficoltà mnesiche (memoria anterograda e retrograda);
  • deficit di espressione e comprensione linguistica,
  • deficit visuo-spaziali,
  • disturbi comportamentali (agitazione, aggressività, insonnia, impulsività, perseverazioni, scarsa consapevolezza di malattia).

L’intervento di riabilitazione cognitiva ha l’obiettivo di favorire il recupero delle funzioni perse e, laddove questo non sia possibile, di ridurre l’entità dei deficit ed il loro impatto sulla quotidianità del malato e dei suoi familiari, elaborando strategie di compenso e fornendo indicazioni e facilitazioni ai caregiver.

La famiglia del malato è una risorsa fondamentale nel percorso riabilitativo, poiché garantisce al malato un’insostituibile vicinanza emotiva, consente agli operatori di individuare un familiare di riferimento, collabora alla raccolta di informazioni e all’individuazione di punti di forza e di debolezza del malato.

Il coinvolgimento della famiglia avviene inizialmente attraverso incontri informativi (le riunioni di progetto), che costituiscono anche l’occasione per individuare e conoscere gli operatori di riferimento nel percorso di cura. In seguito, con tempi e modi differenti per ogni paziente ma sicuramente in prossimità della dimissione, le persone che si prenderanno cura del malato al rientro a domicilio potranno effettuare un breve affiancamento agli operatori in reparto, palestra, logopedia e, laddove necessario, anche un addestramento mirato.

Sul versante psicologico il confronto con limitazioni e difficoltà comporta inevitabili reazioni emozionali (rabbia, paura, ansia, tristezza, sconforto); reazioni inevitabili, che spesso costituiscono un primo passo verso l’adattamento.

Il percorso verso l’adattamento è molto impegnativo e comporta la ricerca di un nuovo equilibrio, nel quale il continuo confronto con la vita precedente l’ictus e la preoccupazione per il futuro lascino spazio ad un nuovo investimento sul presente (“che cosa posso fare ora?”), alla capacità di riconoscere ed esprimere i propri bisogni e di accettare o ricercare attivamente l’aiuto delle persone vicine.

L’intervento psicologico può essere visto come un accompagnamento per sostenere il paziente nel recupero delle capacità residue, per favorire e sostenere una elaborazione della perdita, per l’acquisizione di strategie di adattamento, per individuare i mezzi e gli strumenti più congeniali a gestire una situazione difficile e complessa. Scopo dell’intervento psicologico in riabilitazione è quello di aiutare le persone a fronteggiare la realtà post ictus con adattamenti funzionali al raggiungimento di una buona qualità di vita.

È sempre possibile, anche se faticoso, arrivare a convivere con la malattia, affrontando le difficoltà che di volta in volta si presentano, facendo affidamento sulle proprie risorse, sul lavoro dell’équipe di cura e sul sostegno della propria famiglia.


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